La Fauna Marina della Riviera del Conero

“LA FAUNA MARINA DELLA RIVIERA DEL CONERO”

Dal punto di vista biologico, i fondali della Riviera del Conero rappresentano un ambiente estremamente affascinante: le acque ricche di nutrienti e la presenza di fondi duri in un mare tipicamente sabbioso, concentrano in un’area ristretta una grande quantità di specie e favoriscono la sopravvivenza di animali adattati alla vita in un ecosistema unico; gran parte delle specie che si incontrano immergendosi in queste acque, o semplicemente esplorando i fondali con maschera e pinne, difficilmente si osservano in altre aree del Mediterraneo.

Questa guida si pone l’obiettivo di presentare per la prima volta un’area all’apparenza certamente poco invitante, ma in grado di regalare incontri spettacolari a chi ha la pazienza di dedicare tempo ad un’occhiata più attenta.

Scrive Giorgio Bavestrello

A causa della sua modesta profondità, dell’omogeneità dei fondali sabbiosi che ricoprono buona parte della sua estensione, e dell’intensa attività di pesca da sempre esercitata nelle sue acque, la biodiversità dell’Adriatico Settentrionale è probabilmente quella meglio conosciuta dell’intero bacino mediterraneo.
Questa approfondita conoscenza è il frutto di un’illustre e antica storia di ricerche iniziata già in epoca pre-linneiana, quando lo studioso padovano Vitaliano Donati intraprese una dettagliata esplorazione delle coste adriatiche su incarico del papa Benedetto XIV, che voleva arricchire le collezioni naturalistiche del nascente museo di storia naturale dell’Università di Roma. I risultati di queste ricerche furono raccolti nel volume Della Storia Naturale Marina dell’Adriatico che, ampiamente tradotto, riservò lustro imperituro all’autore.
L’Adriatico è stato anche sede di una grande quantità di studi pionieristici che hanno fatto la storia della biologia marina moderna. L’abate Giuseppe Olivi, a fine settecento prolifico descrittore di nuove specie, è considerato, per i suoi studi sulla crescita dei molluschi, il precursore della moderna analisi biometrica. In epoche più moderne Aristocle Vatova applicò qui, per la prima volta in Mediterraneo, l’analisi quantitativa delle biocenosi bentoniche, sviluppata da Petersen nel Baltico.
Questa straordinaria messe di dati, ottenuti in Adriatico durante due secoli di ricerche, ha avuto come esito la compilazione, da parte di Rupert Riedl nel 1970, del più celebre manuale sulla biodiversità marina mediterranea: Fauna und Flora der Adria.
Ciò nonostante la biodiversità non si piega ad essere cristallizzata a lungo nelle pagine di un libro: i cambiamenti climatici globali, la sovrapesca, l’introduzione di specie aliene, causano con estrema rapidità importanti variazioni nella composizione e nei rapporti tra le diverse specie. Le comunità di fondo mollo, così dettagliatamente descritte da Vatova nel periodo tra le due guerre, sono profondamente modificate, la laguna veneta è considerata il centro di dispersione di specie aliene probabilmente qui introdotte dalle navi in transito, il riscaldamento delle acque e le crisi anossiche delle acque del Golfo di Trieste mettono a rischio le comunità bentoniche di una delle zone più fredde del Mediterraneo. La biodiversità è dunque dinamica, non si può studiare con una fotografia ma ha bisogno di un film, di un monitoraggio continuo.
La sfida che questo studio rappresenta è sproporzionata per l’esiguo gruppo di ricercatori professionisti che operano nelle università e negli enti di ricerca ma ha bisogno di un più ampio coinvolgimento da parte di un volontariato appassionato di subacquei sportivi in grado di fornire una serie continua di osservazioni almeno per i siti più importanti.

In questo senso il lavoro di Federico Betti, che presenta una rassegna accuratamente descritta e splendidamente illustrata delle specie marine del Promontorio del Conero, è particolarmente benvenuto. Questo volume descrive infatti la biodiversità di un’area ancora praticamente sconosciuta, rappresentando un utilissimo strumento nelle mani di subacquei e semplici bagnanti affascinati dalla bellezza di un ambiente unico e straordinario, ma anche interessati alla sua conoscenza e conservazione.

Prof. Giorgio Bavestrello
Professore ordinario di zoologia presso l’Università Politecnica delle Marche

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