Nudibranchi del Conero

IL REGNO DEI NUDIBRANCHI

Sono pochi i subacquei capaci di rimanere totalmente insensibili di fronte alla bellezza dei nudibranchi.
Queste piccole lumachine, dai colori sgargianti e dalle forme bizzarre, riescono in genere ad affascinare anche chi non ama particolarmente cercare ed osservare gli animali marini di piccole dimensioni.

Gli appassionati di biologia, poi, trovano molti motivi di interesse nei nudibranchi e negli opistobranchi in generale, di cui i nudibranchi rappresentano il gruppo più noto e ricco di specie. Ad esempio, sono affascinanti le strategie difensive di questi piccoli animali: molte specie sono in grado di nutrirsi di prede tossiche, come spugne ed idrozoi, e di accumulare nei propri tessuti le difese delle loro prede, diventando a loro volta inappetibili. Per questo, sfoggiano colorazioni vivaci, che fungono da avvertimento ai potenziali predatori!
Grazie a ciò, nonostante le piccole dimensioni, molti nudibranchi non hanno praticamente predatori, e altri animali, come i vermi piatti, fanno di tutto per imitarne forme, colori ed abitudini, cercando di camuffarsi da nudibranchi e trarre così in inganno i loro potenziali predatori.
Altre specie riescono invece a mantenere nel loro organismo microalghe o addirittura i soli cloroplasti ingeriti con la dieta, e svolgono così la fotosintesi, proprio come delle piante.
Ci sono poi specie che si nutrono di prede non tossiche, e fanno di tutto per nascondersi alla vista, raggiungendo gradi di mimetismo davvero incredibili.

Con il recente avvento della fotografia digitale, in tanti si sono avvicinati alla fotografia subacquea, e questo ha aumentato l’interesse nei confronti dei nudibranchi, animali spesso facili da fotografare e molto, molto fotogenici. Sono così assurte a fama internazionale località ricche di questi animali, e tanti subacquei hanno iniziato a girare il mondo con l’obiettivo di fotografare la maggior quantità possibile di specie di nudibranchi.

In questo contesto, stupisce ed intristisce il fatto che nessuno o quasi sia a conoscenza del fatto che il nostro Conero è un geloso custode di un grandissimo numero di specie di opistobranchi, probabilmente un numero più alto di quanto riscontrabile in qualsiasi altra località del Mediterraneo…e di molte aree tropicali.

Alcune specie qui presenti sono estremamente rare nel resto del Mediterraneo e addirittura, il Conero è l’unico posto in Mediterraneo in cui è presente la specie atlantica Thordisa azmanii.
Durante i mesi invernali troviamo specie tipiche dei mari del nord, difficilmente osservabili in altre aree del Mediterraneo, dove le temperature non scendono mai così tanto quanto in Alto Adriatico, mentre in primavera troviamo una grandissima abbondanza di specie amanti di acque fredde e temperate, oltre alle prime specie estive.
In estate si riduce il numero delle specie, ma aumentano le abbondanze: Flabellina affinis e Cratena peregrina diventano incredibilmente abbondanti, con picchi di ben 12 individui al metro quadrato!

Tutto ciò è stato lo stimolo che mi ha spinto a scrivere, con la preziosa collaborazione e con le splendide immagini di Marco Giuliano, un libro sull’argomento, del titolo “il Regno dei Nudibranchi – guida ai molluschi opistobranchi della Riviera del Conero”, che mostra il grande tesoro segreto del mare del Conero: i nudibranchi.

Scrive Angelo Mojetta

Ciao Federico. Mi hai chiesto, insieme a Marco, di presentare il tuo libro. Ti ringrazio e consentimi di scriverla così, come una lettera, in maniera un po’ diversa, un po’ meno da scienziato se si vuole ma quanto mai sentita.
Scrivere una prefazione è sempre un onore anche se non scevra da responsabilità nei confronti dei futuri lettori, che potrebbero non concordare con le mie opinioni o non trovare nelle pagine di questo volume quanto da me notato. È un rischio consapevole, ma se il lavoro è fatto onestamente (e del tuo sono sicuro) credo che alla fine i pareri saranno concordi.
Vedersi affidare una prefazione presenta dei vantaggi: si legge il libro in anteprima e si parte per una grande avventura. È un po’ come addentrarsi in una regione inesplorata che qualcuno ha voluto segnalarci, un nuovo “hic sunt leones” dove al posto delle belve feroci ci sono parole, concetti, informazioni e immagini che compongono un itinerario che si snoda da pagina uno alla parola fine.
Ovviamente il tuo non è un saggio o un romanzo, che presuppone la lettura completa di tutte le pagine (in ogni caso, cari futuri lettori, io l’ho fatto), bensì una Guida da consultare tutte le volte che si è in difficoltà o che si pone il problema di identificare uno di quei simpatici animaletti che chiamiamo nudibranchi. Le Guide, infatti, nascono per tale scopo e a volte sono proprio questi libri a esserci più famigliari e ad accompagnarci nel tempo, senza passare mai di moda – pur essendo per la loro stessa natura perfettibili – , diventando sempre più consunti mentre noi impariamo a conoscerli a tal punto da aprirne le pagine proprio nel punto che interessa o quasi.
Il Conero, quello che tu e Marco mi avete fatto conoscere, è davvero uno scrigno di ricchezze insospettate e anche quando l’acqua è torbida c’è sempre qualche cosa da vedere e da scoprire preferibilmente con una guida di riferimento, in carne e ossa oppure cartacea. La prima ve la potete portare sott’acqua, la seconda vi aspetterà fedelmente a terra durante la pausa tra un’immersione e l’altra, pronta a svelarvi i suoi segreti e a farvi rivivere gli attimi passati sul fondo del mare e rivedere ciò che avete ammirato, nudibranchi in testa.
Già, i nudibranchi, queste lumache di mare tanto colorate da essere spesso paragonate, ormai con poca fantasia, a farfalle o fiori, ma con forme e varianti cromatiche tali da superare qualunque sforzo d’immaginazione come si può vedere sfogliando questo libro e il suo ricco apparato iconografico che colmano un vuoto che non riguarda soltanto i mari del Conero, ma l’intero Adriatico e, per estensione, il nostro Mediterraneo. Di questi affascinanti molluschi, lo riconosco, non sono un esperto. Mi piacciono, li osservo, provo persino a fotografarli, ma non m’immergo solo per vederli. Ma loro, i nudibranchi, periodicamente fanno capolino nella mia vita scientifica soprattutto attraverso i colleghi che li studiano. Per esempio, tantissimi anni fa ho avuto il piacere di veder nascere, e anche in quel caso di leggere in anteprima e di testare, quello che si può considerare il primo manuale sui nudibranchi (o gasteropodi nudi), edito in Italia a cura del CNR e scritto da Giorgio Barletta, allora conservatore e poi direttore dell’Acquario e Civica Stazione Idrobiologia di Milano dove lavoravo come tesista e collaboratore volontario. Giorgio era un esperto di nudibranchi nonché fotografo scientifico e subacqueo e subacqueo della prima generazione (quella di Roghi, Marcante ecc. tanto per intenderci). Di quel libro mi piace ricordare soprattutto le pagine dedicate al Favorinus branchialis (c’è anche in questa Guida) e per un buon motivo: era un nudibranco che mancava alla collezione di Giorgio e che avevo trovato in mezzo ad un mucchio di plastica raccolta a San Fruttuoso e messa a bagno in una delle vaschettine dell’acquario dove sistemavo i campioni raccolti per la mia tesi.
Adesso sei arrivato tu, Federico, con la tua GUIDA che avrà sicuramente successo (non sono, come ho scritto, un esperto di nudibranchi, ma credo di saper riconoscere, dopo tanti anni, un buon libro di biologia marina) e chissà che non mi capiti, in una delle mie future immersioni al Conero, di trovare anche per te e Marco, per la scienza e il fotografo appassionato, il nudibranco mancante.
A quando dunque il prossimo libro?

Angelo Mojetta

Milano, 10 Novembre 2010

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