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Le foto durante l'affondamento.
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LA STORIA DELLA NICOLE

Il giorno 26 di gennaio, a circa due miglia dal Porto di Numana, lungo la Riviera del Conero, è affondata su un fondale sabbioso, di circa 12 - 13 metri di profondità, la motonave "NICOLE".
La motonave "NICOLE" è lunga 118 metri, batteva bandiera del Belize ed aveva equipaggio ucraino, essendo costruita per navigazione fluviale o lacustre ha fondo piatto e sponde basse. La nave proveniva da IZMIR in Turchia ed era destinata a Porto Levante (Marghera), il suo carico era costituito da 2.800 tonnellate di FELDSPATO.
Il FELDSPATO è un materiale lapideo di cava che è utilizzato come materia prima nelle industrie della vetreria e della ceramica.
Il 26 gennaio, mentre navigava al largo della costa della Riviera del Conero, la nave si trovava in difficoltà a causa del mare mosso e del vento da nord-est, l'equipaggio rifiutava l'aiuto della Guardia Costiera e, nella speranza di trovare un ridosso, si avvicinava a riva a sud del Monte Conero dove, al contrario, una serie di onde superavano le murate inondando le stive e la nave affondava per il peso, restando perfettamente diritta ed adagiandosi sul fondale sabbioso di 12 - 13 metri.
L'allarme scattava immediato e la Guardia Costiera e l'ARPAM (Agenzia Regionale per l'Ambiente delle Marche) intervenivano tempestivamente mettendo sotto controllo il relitto e le acque circostanti, il giorno successivo, mentre la nave per interventi di disinquinamento "Città di Ravenna", recuperava il gasolio dai serbatoi del relitto, la motonave "Sibilla" dell'ARPAM procedeva ad effettuare prelievi dell'acqua per rilevare presenze di inquinanti chimici, olii ed idrocarburi. Per una più completa visione venivano effettuati anche dei sondaggi sul fondale circostante il relitto e venivano prelevati dei reperti del carico per controllare che il feldspato non contenesse additivi ed inquinanti.
La dottoressa Cassandra Mengarelli, responsabile dell'ARPAM per le acque, poteva dichiarare, già pochi giorni dopo l'evento, che quello che poteva essere un disastro ecologico, per una riviera che ha nel turismo la sua principale risorsa, per fortuna era stato evitato.
I dati dei prelievi, messi a confronto con quelli effettuati nella stessa zona il 20 agosto ed il 15 ottobre dello scorso anno erano tutti nella norma.

Ora si poneva il problema di come intervenire sul relitto, si è aperto un dibattito che vedeva due ipotesi diverse, il recupero del relitto oppure la conservazione dello stesso per utilizzarlo come ripopolamento e meta del turismo subacqueo.
La prima ipotesi avrebbe comportato un costo di varie decine di milioni di euro al fine di azzerare completamente un qualsiasi effetto anche futuro sull'ambiente della zona.
La seconda ipotesi, caldeggiata dalle associazioni subacquee, dai divings e dagli operatori turistici della riviera prevedeva, con un costo molto inferiore (che poi è stato uguale a zero) la bonifica della nave cosi da rendere sicuro l’usufruirne per scopi ricreativi.
Un relitto di tali dimensioni ,dicevano i divings, a profondità così accessibili, da una parte costituirebbe un'oasi di ripopolamento per la fauna ittica e dall'altra sarebbe un polo di attrazione straordinario per il turismo subacqueo, con la possibilità di farne un percorso culturale e divulgativo ed installarvi eventualmente un monitoraggio continuo delle biocenosi marine dell'Adriatico.
Gli operatori che sostenevano questa ipotesi sottolineavano anche come la tragedia del 29 settembre 1965, che causò l'affondamento della piattaforma Paguro a largo di Ravenna, sia divenuta uno straordinario volano economico, con migliaia di visitatori ogni anno che si immergono per visitare uno straordinario esempio di colonizzazione, che è una eccezione rispetto alle distese sabbiose dell'alto Adriatico.

Da quel momento in poi tanti  sono stati i dibattiti e le ipotesi sul futuro e sulle possibilità di rimozione del relitto che comunque a tutt’oggi si trova ancora nella esatta posizione del 27 gennaio 2003.

I diving della zona premesso che non c’era più pericolo d’inquinamento ed il pericolo per la navigazione era stato sventato, posizionando di una meta a norma ,illuminata di notte e radarabile di giorno, si sono attivati sotto la spinta del Centro Sub monte Conero e tutti assieme hanno attivato una petizione via internet e cartacea che ha sortito più di 5000 firme provenienti da tutte le zone d’Italia.

Ad onor del vero però questa la petizione non è stata decisiva anche se importantissima perchè ripetuti incontri con la capitaneria di porto di Ancona nella persona del C.V.(CP) Sergio Tamantini,  sensibilizzato da noi diving sul problema  hanno dato il via ad indagini e ripetute ispezioni sul relitto ed dopo un’attenta valutazione la Nicole è stata resa fruibile dai subacquei con un ordinanza della C.P. che toglie l’interdizione a 500 metri dalla stessa.

Oggi a più di un anno dall’affondamento la nave giace ancora sul fondale sabbioso a circa due miglia dal porto di Numana ed è già stata aggredita da ogni forma di fauna e flora marina possibile, segno evidente che questa sciagura ,per fortuna non ecologicamente grave, si è risolta come noi abbiamo sempre sostenuto in un miracolo del mare, una zona di ripolamento ittico di enorme rilevanza.

A tutti coloro i quali si sono prodigati perché l’epilogo di tutto ciò fosse quello che oggi è, ed in particolare al comandante Tamantini che ci ha voluto ascoltare va il mio ringraziamento più sincero.

A tutti i subacquei che amano il mare ed i relitti in particolare dico ,che la Nicole per facilità e bassa profondità è uno dei relitti sicuramente da visitare passando più di un’ora in sua compagnia.

Marco Giuliano

Il Resto del Carlino 28/01/2003
Corriere Adriatico 29/01/2003:
Il Resto del Carlino 09/03/2003
Corriere Adriatico 13/03/2003
Il Resto del Carlino 18/03/2003
Corriere Adriatico 22/06/2003
Corriere Adriatico 04/07/2003
Il Resto del Carlino 19/05/2004

 

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